03/04/2008

tedio

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podcast

Non mi ripeto, rimando al post “passione” nel caso… Non so se è mancanza di stimoli o d’ispirazione, molto non cambia. Lo so, basta chiudere! Arò sta o’ problem? Il fatto è che non scrivere nulla di nuovo mi fa sentire in colpa verso coloro ai quali rendo visita con enorme godimento. Mi sembra di prendere soltanto, incapace di dare alcunché in cambio. E allora mi viene l’ansia di buttar giù due righe, e più aumenta questa specie d’apprensione più l’ipotetica vena creativa diventa latitante. Quindi mi aspetto che voi, di cui ormai ho imparato a conoscere l’indole caritatevole, mi dispensiate da tale apparente costrizione, che chiaramente è frutto esclusivo di un aspetto patologico del mio temperamento J, così da darmi l’agio di continuare a spassarmela, senza immaginari impedimenti, tra i vostri blog, ai quali mi sento ormai intimamente legato. Certo della vostra comprensione vi abbraccio tutti con affetto sincero.

                                                                                                                      fabio

14/03/2008

il preferito

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Piove. E’ sera. Me ne sto quieto alla scrivania… i vetri imperlati riflettono dalla strada incessanti le luci di auto in colonna, distolgono la mia attenzione dal monitor… rumori di stoviglie dalla cucina attigua… Ti osservo con gli occhi della mente e i pensieri scivolano indietro nel tempo… Bruna, come la rena lavica dei nostri lidi… le belle caviglie sottili, il taglio orientale degli occhi, gli zigomi alti, la linea armoniosa delle labbra, lo sguardo vivace, la costante disposizione al più genuino dei sorrisi… Siamo così diversi noi due, temperamenti agli antipodi… io che mi nascondo alla vita, timoroso come un cane abbandonato… tu esuberante ed entusiasta, a viso aperto sempre, incurante del vento contrario. La tua unica debolezza sono stato io, questo povero figlio tuo sfortunato! Il primogenito, dei tre il più fragile… un disgraziato che c’è cascato a piè pari e che senza il tuo amore ci sarebbe rimasto chissà già da quanto… ripreso per i capelli dal baratro, e poi… di nuovo… “eccola la vena, svelto…” ci ricadeva. L’ultima volta m’hai raccattato su un molo… lontano… tre ore di volo per recuperare questo mucchietto d’ossa afflosciato con due occhi torbidi iniettati d’odio, per riportarlo a casa… e di nuovo m’hai nutrito come da bambino, imboccato, accarezzato, difeso… m’hai cullato stretto al petto per notti intere quando ti maledicevo sputando veleno mentre gli spasimi mi sventravano le viscere, quando le sinapsi trasferivano scariche elettriche a voltaggio industriale, quando il sangue nero come la pece mi sgorgava a fiotti dalle narici, quando non avevo altra aspettativa liberatoria che non fosse la soluzione finale… M’hai ridato vita, partorito una seconda volta… a che scopo se poi dovevi lasciarmi così! Dov’è il tuo coraggio! Perché questa muta serena rassegnazione! Tu che hai scalato impervie pareti a strapiombo su un oceano di dolore, perché adesso vuoi arrenderti ad un’ombra maligna che ti sta divorando il polmone sinistro! Non puoi farmelo, ma’… combatti, ti prego, e io sarò sempre al tuo fianco… oppure portami via con te!  

24/02/2008

il mulo

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podcast

Buongiorno Rosa, vita mia… non puoi sentirmi ma so che mi senti… così ti scrivo che forse un giorno potrai leggere… Mi manchi… ma resisto e campo solo per il momento in cui posso vederti, quella mezz’ora quando il tempo si ferma, immobile dentro gli occhi tuoi, mani nelle mani ed un respiro solo… Fuori c’è il sole ma qui dentro ne arriva un riverbero appena… e mi chiedo se da te c’è più luce, se puoi scaldarti al suo calore o se anche a te il gelo ti entra  nelle giunture… qui che è tutto in bianco e nero, solo forme e nessun colore… Però mi basta abbassare le palpebre e allora rivedo casa nostra… la cucina lustra, luminosa con la finestra rivolta a mezzogiorno … i tuoi gerani sul davanzale… tu che hai appena lavato il pavimento e adesso ti sei messa ai fornelli… il profumo di buono nell’aria… la radio che borbotta in sottofondo… e io che ti guardo dalla soglia senza questa morsa allo stomaco, ché sapere di poterti stringere a me in ogni momento mi fa star tranquillo… Cerca di stare serena pure tu, ché la nostra forza è il bene che ci vogliamo e questo nessuno ce lo potrà portare via… E poi abbiamo i nostri ricordi, le sere passate accoccolati sul divano a guardare i vecchi film, tu sotto la copertina rossa con la testa sulle mie gambe e io che t’accarezzo i capelli mentre chiacchieri… ti ascolto in silenzio… la tua tenerezza… le mie premure… dormire insieme abbracciati…  Lo so che ti agita pensare alle nostre cose a soqquadro, al macello che avranno combinato… e allora non pensarci, pensa a noi due, pensa che io vivo per te solamente… Dobbiamo essere uniti e darci manforte a vicenda, ché solo così possiamo venirne fuori… Poco fa ne hanno portato su un altro… un ragazzone enorme… africano, di quelli bianchi però… è entrato pieno di spocchia, arrogante… poi devono avergli suggerito chi ero… da quel momento s’è rannicchiato sopra la branda, spalle al muro e gambe contro il petto strette tra le braccia, mento appoggiato sulle ginocchia… Mi segue con lo sguardo… ha paura… stanotte non dorme, sicuro… E la notte non dormo neanche io, mai… appena prendo sonno vedo sangue dovunque… e gli strilli strazianti di un innocente… Così mi sveglio di soprassalto, col sudore freddo che cola dalla fronte e penetra dentro le ossa… Gioia mia, domani c’è udienza… dobbiamo entrare in aula a testa alta, mi raccomando… Me li sento già addosso gli sguardi di disprezzo… li rassicura far finta di credere che solo noi siamo il male, così possono mondare le loro luride coscienze… vorrei vederli allentare le briglie dei loro impulsi nascosti… tutti bastardi… Ora ti lascio che arriva il barbiere, viene a farmi bello che domani c’è la televisione… fatti bella anche tu, ma per me non per loro… A san Valentino ho scritto sul muro: “Rosa e Olindo, finché morte non ci separi…”